"Il cuore sapiente medita le parole,

                             un orecchio attento è quanto desidera il saggio".

Questo è un versetto del libro del Siracide (Sir 3,19-21.30-31). Un cuore sapiente, carico della sapienza di Dio, e un orecchio attento sono le due richieste che delineano i due aspetti che ogni cristiano è chiamato ad aver scritto nel proprio curriculum vitae di figlio di Dio. Ebbene... molto concretamente...cerchiamo di avere oggi un orecchio attento!


Di suoni durante l'arco della giornata ne sentiamo diversi. Dalla campanella di scuola per gli studenti, al rombo di una moto che passa per la piazza, fino allo squillo ininterrotto del cellulare che accompagna e fa da sottofondo oramai alle giornate di noi tutti. Ebbene la campanella di scuola non suona tutto il giorno, la moto non corre 24 ore e pure il cellulare sembra avere qualche momento di pace ogni tanto!

Ci sono tre personalità, tre "signore" che invece "squillano" ogni anno, mese, settimana, ogni giorno, ogni ora! E chissà se mai ci abbiamo fatto caso a quelle tre bellezze ormai anziane (quest'anno compiono settant'anni) che abitano in centro e nel punto più alto del nostro paese. Per chi ancora non lo avesse capito, sono le nostre tre campane che da sempre hanno rintoccato, rintoccano nei momenti di festa, di gioia ma anche di dolore e di lutto della nostra comunità. Conosciamole meglio!

Nel 1949 (si parla quindi del periodo post-guerra) la fonderia Giovanni Battista De Poli di Udine, allora una della più prestigiose, fonde per la comunità parrocchiale un nuovo concerto di tre campane in sostituzione al precedente complesso del 1921, quest'ultimo probabilmente di scarsa qualità sia dal punto di vista sonoro che tonale. Vi era da poco stata la requisizione bellica. I Tedeschi fecero delle campane di tutto il Friuli cannoni ed è ovvio che dopo un periodo così casto e secco di suoni tutti i paesi volessero "tornar a rintoccare". L'afflusso dei comuni friulani alle fonderie, e di conseguenza le richieste dei numerosi paesi di avere il proprio concerto di campane, ne fece abbassare la sua qualità. Paderno nel 1949 venne finalmente dotata di un concerto degno del suo nome.

Venne quindi collocata sul campanile la prima campana detta Piccola, la più piccola del concerto. Suona un Mi pulito ed è la campana denominata anche "patrona" perchè dedicata a Sant'Andrea Apostolo, patrono della nostra parrocchia. Contiene inoltre i bassorilievi di Sant'Antonio di Padova e Sant'Antonio Abate, raffigurati in chiesa sulla pala del primo altare laterale sinistro. Una volta richiamava i bambini a dottrina e ancora oggi da il "buongiorno" e il "buonanotte" a tutti noi suonando a slancio la mattina alle ore 8 e la sera alle ore 20.

Venne poi collocata la campana mezzana chiamata così perchè è quella che sta in mezzo e che più facilmente notiamo guardando il campanile. A Paderno è "mezzana" in tutti i sensi perchè suona l'Angelus, ovvero il mezzogiorno, ricordando a tutti noi quel momento così importante e fondamentale della storia della salvezza che è stata l'Annunciazione. E' dedicata alla Madonna Addolorata,venerata con devozione da tutti noi e la cui festa ricorre a settembre. Questa campana ha decorato su di se un bassorilievo particolare e ignoto. Un uomo, sacerdote, vestito con paramenti sacri e con in mano un calice e la palma del martirio. Dalle informazioni raccolte e dopo aver confrontato questo "disegno" con altri simili su altre campane friulane, si può dedurre che possa raffigurare un parroco della comunità probabilmente significativo. Ma allora perchè la palma del martirio? Un triste episodio inaugurò il 1600, quando don Giacomo Venta, pievano di Paderno, venne ucciso all'uscita della chiesa dopo l'ora del vespro. Duri e gravi erano i dissapori tra Cavalicco e Paderno in quel tempo e l'omicidio di pre' Giacomo, ucciso con un colpo d'archibugio in testa da Ser Leonardo di Strada da Cavalicco ne è una testimonianza.
Queste prime due campane suonando insieme costituiscono il richiamo alla messa feriale. Il richiamo festivo è completato dall'ultimo suono del concerto, il più basso per intonazione, che vede come protagonista la campana Grande dedicata al Sacro Cuore di Gesù (primo altare laterale destro). E' lei che suona le "Agonie", che segna quindi la morte di una persona e allo stesso tempo fa da metronomo per lo scampanio a festa nelle ricorrenze più solenni e sentite della nostra comunità. La campana mezzana insieme a quella grande, suonando insieme richiamano alle celebrazioni esequiali (funerali).

Il suono dei tre bronzi è stato ridotto e revisionato nell'ultimo tempo causa questioni tecniche e proteste. Al giorno d'oggi il suono, o meglio, il richiamo delle campane dà indubbiamente fastidio. Sono ferrose, pentolacce, ci disturbano la mattina e la sera. Ciò che la campana rappresenta e simboleggia è ben diverso...e non è un semplice suono. Uno dei simbolismi fondamentali delle campane è quello di rappresentare da sempre la voce di Dio. Come la Parola di Dio è annunciata ed evangelizzata a tutti, ma non tutti la accolgono così la campana: la sentono tutti ma non tutti la ascoltano. Le campane suonano ma non sono ascoltate, Dio parla e il suo popolo è indifferente. Il Vescovo di Mende Durandus nel 1286 paragonava la campana ad un predicatore:

"La durezza del metallo rappresenta la forza d’animo del predicatore, secondo le parole. Il battaglio di ferro che colpendo l’una e l’altra faccia della campana produce il suono rappresenta la lingua del predicatore che é adorna di scienza e che fa risuonare l’uno e l’altro testamento. Il colpo della campana rappresenta il fatto che il predicatore deve saper vincere i vizi che ha dentro di se, correggendosi, prima di riprendere quelli degli altri. La catena con cui il battaglio sta sospeso alla campana è la meditazione. La mano che stringe il battaglio rappresenta la moderazione della lingua. Il legno dell’armatura che sorregge la campana, rappresenta il legno della Croce di Nostro Signore. Il ferro che unisce la campana al legno, rappresenta la carità del predicatore, che indissolubilmente legato alla croce esclama: «lontano da me il pensiero della gloria, tranne che nella croce del Signore» (Gal 6,14). Il martello esterno, affisso all’armatura da cui la campana viene percossa, rappresenta l’anima retta e giusta del predicatore, che seguendo con zelo i divini comandamenti, li inculca con i suoi frequenti rintocchi nelle orecchie dei fedeli."

 

In conclusione, la campana da sola (come la predica da sola) non basta per convertire i cuori e per salvare. La campana è un richiamo della voce di Dio che parla ancora ma questa voce ha bisogno di una carne per incontrare gli uomini: questa carne, la carne di Cristo, è la Chiesa, i credenti che vivono di lui, del suo amore, del suo corpo...siamo noi che ogni domenica ci accostiamo al suo banchetto di vita!

Michele Darù